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Home IUSVEducation #22

Editoriale #22

Nella propria coscienza, e di fronte ai figli che pagheranno per i danni delle loro azioni, si pone la domanda di senso: qual è il senso della mia vita, qual è il senso del mio passaggio su questa terra, qual è in definitiva il senso del mio lavoro e del mio impegno? (LD: 33).

IUSVEducation di IUSVEducation
23/10/2023
in IUSVEducation #22
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Editoriale #22

Titolo: Editoriale Tipo di pubblicazione: articolo Anno di pubblicazione: 2023 Autore: Michele Marchetto Rivista: IUSVEducation #22 Pagine: 4-9 Data di pubblicazione: ottobre 2023 Editore: IUSVE – Istituto Universitario Salesiano ISSN: 2283-642X Come citare: Marchetto, M. (2023). Editoriale. IUSVEducation, 22, 4-9. https://www.iusveducation.it/editoriale-22/ Paper PDF: IUSVEducation_22_Marchetto_EDITORIALE.pdf

Editoriale

Fin dal n. 17 del 2021 “Iusveducation” si è data il compito di dedicare almeno metà di ogni numero a promuovere la riflessione sull’ecologia integrale a partire dalla Laudato si’ di Papa Francesco, accompagnando il progetto Iusve “Ecologia integrale e nuovi stili di vita”. Ora quel progetto è diventato un “paradigma”, in analogia con il significato e il compito che ad esso attribuisce l’epistemologo Thomas Kuhn: risolvere alcuni problemi ritenuti urgenti dalla comunità e porsi come modello alla luce del quale articolare fenomeni e teorie da esso forniti (cfr. Kuhn 1978). A suo fondamento sta l’originaria identità paradigmatica del Cristianesimo che, restando fedele alla fonte prima, «sempre si ripensa e si riesprime nel dialogo con le nuove situazioni storiche, lasciando sbocciare così la sua perenne novità» (Laudato si’:121; LS). In ciò il Cristianesimo è il grande paradigma alternativo a quello dominante, per quanto tacitato dalla secolarizzazione, eppure sopravvissuto nel sottosuolo della società e della cultura contemporanee (cfr. Habermas 2002, 2005, 2015; Taylor 2009), «come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa» (LS: 112). Esso va rivitalizzato perché sia di nuovo capace di alimentare lo stile di vita degli uomini e una tradizione sapienziale che, nella sua distorsione, contribuì non poco alle origini del paradigma tecnocratico impostosi in età moderna (cfr. Marchetto 2021). Per rilanciare la visione della Laudato si’, il 4 ottobre scorso Papa Francesco ha pubblicato l’Esortazione Apostolica Laudate Deum. A tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica (LD). Nel 2015 il Papa scriveva:

Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori. Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti (LS: 160).

Oggi riprende quella impostazione:

Nella propria coscienza, e di fronte ai figli che pagheranno per i danni delle loro azioni, si pone la domanda di senso: qual è il senso della mia vita, qual è il senso del mio passaggio su questa terra, qual è in definitiva il senso del mio lavoro e del mio impegno? (LD: 33).

Infatti, se non matura nell’uomo un diverso stile di vita, un cambiamento profondo personale, non ci potranno essere quei mutamenti culturali che stanno alla base dei mutamenti duraturi (ibi: 70). È l’ultimo paragrafo dell’Esortazione a indicare la meta e, insieme, la via del cambiamento, sintetizzate nel suo titolo:

“Lodate Dio” è il nome di questa lettera. Perché un essere umano che pretende di sostituirsi a Dio diventa il peggior pericolo per sé stesso (ibi: 73).

La disposizione di fondo di fronte alla crisi climatica, quindi, è quella della integralità, per cui, come recita anche LS 111, per quanto gli interventi a breve termine siano necessari, tuttavia fermarsi alla logica della tecnologia (che rischia la deriva tecnocratica) è «un pragmatismo fatale, destinato a provocare un effetto-valanga» (ibi: 57):

Poniamo finalmente termine all’irresponsabile presa in giro che presenta la questione come solo ambientale, “verde”, romantica, spesso ridicolizzata per interessi economici. Ammettiamo finalmente che sitratta di un problema umano e sociale in senso ampio e a vari livelli. Per questo si richiede un coinvolgimento di tutti. Attirano spesso l’attenzione, in occasione delle Conferenze sul clima, le azioni di gruppi detti “radicalizzati”. In realtà, essi occupano un vuoto della società nel suo complesso, che dovrebbe esercitare una sana pressione, perché spetta ad ogni famiglia pensare che è in gioco il futuro dei propri figli (ibi: 58).

Con ciò Francesco mette in evidenza il carattere integrale e globale del problema, «intimamente legato alla dignità della vita umana», una «visione più ampia», nel senso che riguarda la scienza, la società, la politica, l’etica, la visione antropologica, la visione religiosa; investe tutti, e per molto tempo, perché tutto è connesso e nessuno si salva da solo. Poiché siamo tutti sulla stessa barca, come scriveva nella LS, dobbiamo assumerci «una certa responsabilità per l’eredità che lasceremo dietro di noi dopo il nostro passaggio in questo mondo» (ibi: 3, 18, 19; cfr. Ceruti 2020; Ceruti, Bellusci 2021; Jonas 1978). Di contro a certe opinioni «sprezzanti e irragionevoli» anche all’interno della Chiesa (ibi: 14), ad ogni scetticismo e negazionismo, Francesco si appella alla scienza con una serie di precisazioni sulle origini antropiche della crisi climatica e sul disvalore del paradigma tecnocratico che la LS aveva già indicato come ragione ultima del degrado ambientale. Alla sua base vi è l’idea di «un essere umano senza limiti»nel suo potere (ibi: 21, 22), per cui «il nostro potere e il progresso che generiamo si stanno rivoltando contro noi stessi» (ibi: 28; cfr. Marchetto 2021):

Le risorse naturali necessarie per la tecnologia, come il litio, il silicio e tante altre, non sono certo illimitate, ma il problema più grande è l’ideologia che sottende un’ossessione: accrescere oltre ogni immaginazione il potere dell’uomo, per il quale la realtà non umana è una mera risorsa al suo servizio. Tutto ciò che esiste cessa di essere un dono da apprezzare, valorizzare e curare, e diventa uno schiavo, una vittima di qualsiasi capriccio della mente umana e delle sue capacità (ibi: 22).

Sono molto chiare anche le implicazioni socio-economiche che ne derivano, ossia l’enorme divario fra i ricchi, che costituiscono la minima parte dell’umanità e che inquinano, e i poveri che ne subiscono le conseguenze (ibi: 23, 9):

La logica del massimo profitto al minimo costo, mascherata da razionalità, progresso e promesse illusorie, rende impossibile qualsiasi sincera preoccupazione per la casa comune e qualsiasi attenzione per la promozione degli scartati della società. Negli ultimi anni possiamo notare che, sconcertati ed estasiati davanti alle promesse di tanti falsi profeti, i poveri stessi a volte cadono nell’inganno di un mondo che non viene costruito per loro (ibi: 31).

Questa situazione problematica è favorita dalla debolezza della politica, che si manifesta anche nei fallimenti delle Conferenze sul clima (ibi: 44-52) Come aveva già scritto nella Fratelli tutti (170), Francesco denuncia che le strategie successive alle due ultime grandi crisi globali (quella finanziaria del 2007-2008 e quella del Covid-19) sono state ispirate da «maggior individualismo, minore integrazione, maggiore libertà per i veri potenti». Dunque, una politica prona alle oligarchie economiche, alle quali finiscono con il sottomettersi anche le organizzazioni mondiali, prive di reale autorità. Il Papa ripropone quanto aveva indicato nella Fratelli tutti (174), ossia la riconfigurazione del multilateralismo, che valorizzi il principio di sussidiarietà e gli aspetti positivi della globalizzazione, la multipolarità e la complessità del mondo, la consultazione in «spazi di conversazione» e la democratizzazione della sfera globale, intorno al perno del primato della persona (ibi: 34-43). L’impostazione tecnocratica che mina la politica trova il suo fondamento nella distorsione dell’etica, annullata dall’interesse del presente: «manca un vero interesse per il futuro» (ibi: 29). Manca quella che Jonas chiamava etica della posterità, fondata sull’assunzione di responsabilità. All’antropocentrismo deviato del paradigma tecnocratico e ai suoi effetti Francesco oppone la concezione di un essere umano che non è estraneo alla natura, ma parte integrante, che interagisce con l’ambiente (ibi: 27), e la sua capacità di «trascendere i suoi piccoli interessi e di pensare in grande» (ibi: 54). Questa specie di«riconciliazione con il mondo» ruota intorno alla convinzione che è possibile sostenere un«antropocentrismo situato», ossia «riconoscere che la vita umana è incomprensibile e insostenibile senza le altre creature. Infatti, “noi tutti esseri dell’universo siamo uniti da legami invisibili e formiamo una sorta di famiglia universale, una comunione sublime che ci spinge ad un rispetto sacro, amorevole e umile”» (ibi: 67;LS: 89), un’unione fra tutte le creature grazie al Dio Creatore (ibi: 66). È proprio alla fede che Francesco si appella per sollecitare la conversione alla visione ampia con cui è necessario affrontare la crisi climatica:

Incoraggio i fratelli e le sorelle di altre religioni a fare lo stesso, perché sappiamo che la fede autentica non solo dà forza al cuore umano, ma trasforma la vita intera, trasfigura gli obiettivi personali, illumina il rapporto con gli altri e i legami con tutto il creato (ibi: 61).

Siamo dunque di fronte a un’Esortazione che pone al centro la domanda di senso, intorno alla quale ruota la possibilità di una conversione, presupposto fondamentale per un mutamento duraturo e proficuo. Da questa prospettiva si possono leggere i primi sei articoli di questo numero di “Iusveducation”, che precisano la trasformazione del “progetto” Iusve “Ecologia integrale e nuovi stili di vita” in“paradigma”, alla luce del quale interpretare i fenomeni più urgenti del nostro tempo. Lo illustra in termini programmatici Nicola Giacopini, Direttore Iusve, evidenziandone il forte significato per la comunità scientifica dell’Università, i cui componenti sono chiamati a condividere la conoscenza delle minacce che incombono sulla nostra Terra, per contrastarle prendendosi cura della casa comune. Questa impostazione unitaria si articola in quattro settori, come in uno sguardo multilaterale:
  • nella Comunicazione, esplorando la possibilità di mettere in relazione il mondo digitale e l’ecologia integrale, valorizzando le profonde relazioni che legano l’umanità, la tecnologia e l’ambiente;
  • nella Pedagogia, riprendendo dall’epistemologo Thomas Kuhn le nozioni di “anomalia” e “paradigma” per interpretare le possibili evoluzioni delle interazioni tra discipline che sono richieste dalle attuali sfide all’architettura dei saperi in ambito educativo e sociale;
  • nella Psicologia, delineando i punti di contatto e le sinergie tra la psicologia e il “nuovo” paradigma dell’Ecologia integrale, ed evidenziando la funzione essenziale dell’ambiente (fisico e sociale) come elemento determinante del benessere psicologico individuale e collettivo.
  • nella Ricerca, indicando nell’ecologia integrale un “meta-paradigma” capace di valorizzare le specificità disciplinari e insieme superarne i tratti autoreferenziali secondo alcune condizioni: la moltiplicazione dei luoghi di scambio interdisciplinare e transdisciplinare; l’individuazione di assi strategici e l’apertura al territorio secondo una prospettiva effettivamente sistemica e dialogica.
Come di consueto, la parte della rivista dedicata ai temi dell’Ecologia integrale si chiude con l’inserto iconografico curato da Milena Cordioli e Arianna Novaga, dal titolo “Physis e forme ecologiche delle immagini d’arte. Azioni e reazioni”, dedicato all’attivismo ambientale, al risveglio dei movimenti e alla militanza di artisti e fotografi che, con il loro contributo, hanno svolto un ruolo cruciale nel processo di riforma culturale che mette in discussione l’economia capitalistica globale. La seconda parte di questo numero è introdotta dalla presentazione di un libro di grande interesse, che tocca quello che Edmund Husserl chiamerebbe un Grenzproblem, un problema limite: l’esperienza che precede e segue la morte. Lo affronta Anna Maria Sciacca, coautrice con la fenomenologa Angela Ales Bello di Ti racconto l’aldilà. Fenomenologia della vita umana ante mortem e post mortem (Castelvecchi,2023). Diverse prospettive cercano di rispondere alla domanda: se l’anima sopravvive, deve poterlo fare anche il corpo, ma in che modo? L’autrice ricorre ai Padri della Chiesa fino alle teorie fenomenologiche di Husserl, Stein, Conrad-Martius e alla scienza contemporanea, oltre che alle immagini dell’evangelista Giovanni, della mistica Ildegarda, di Dante e alle testimonianze di natura medianica di chi è entrato in contatto con la dimensione dell’aldilà in situazioni di premorte. Gli ultimi tre articoli trattano temi di carattere educativo. “L’educazione motoria, fisica e sportiva come strumento interdisciplinare contro gli effetti del Covid-19” analizza le implicazioni educative del “movimento”, rappresentato nel settore istruzione dall’Educazione fisica, che evidenzia una forte caratteristica interdisciplinare. Per questo contribuisce a rendere l’alunno consapevole e parte attiva del processo di apprendimento al fine di migliorare il proprio rendimento scolastico. Ispirandosi alla cultura filosofica e pedagogica contemporanea di fede ebraica (Martin Buber ed Emmanuel Lévinas) e cristiana (Ivan Illich), oltre che all’Enciclica Fratelli tutti di Papa Francesco, “Educar-si: un impegno ‘evasivo’” sottolinea come l’incontro con l’altro richieda di evadere dal sé per valorizzare al massimo la presenza dell’altro come entità autonoma, facendosene carico come in un atto di cura. In questo consiste il valore dell’azione educativa in quanto strumento di promozione e di amore. L’articolo “Il potere della bellezza: riscoprire la dottrina dei sensi spirituali per un’educazione capacitante”intende chiarire la ricchezza dell’incontro fra la tradizione che nella Chiesa va sotto il nome di «dottrinadei sensi spirituali» e le istanze educative contemporanee. Se ne ricava il presupposto di una visione unitaria dell’essere umano, che supera le fratture corpo-anima, materiale-spirituale, naturale-soprannaturale, e che in ambito educativo traduce la relazione in chiave di co-responsabilità dell’educatore nei confronti di chi gli è affidato. Chiude questo numero di “Iusveducation” la consueta rubrica di recensioni e segnalazioni di libri.      

Ceruti, M. (2020). Sulla stessa barca. La “Laudato si’” e l’umanesimo planetario, Qiqajon. Ceruti, M., Bellusci, F. (2021). Il secolo della fraternità. Una scommessa per la Cosmopolis. Castelvecchi. Francesco (2015). Laudato si’. Lettera Enciclica del santo Padre sulla cura della casa comune. Roma, 24 maggio (https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20150524_enciclica-laudato-si.html). Francesco (2020). Fratelli tutti. Lettera Enciclica del santo Padre sulla fraternità e l’amicizia sociale.Assisi, 3 ottobre (https://www.vatican.va/content/francesco/it/encyclicals/documents/papa-francesco_20201003_enciclica-fratelli-tutti.html). Francesco (2023). Laudate Deum. Esortazione apostolica del Santo Padre a tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica. Roma, 4 ottobre (https://www.vatican.va/content/francesco/it/apost_exhortations/documents/20231004-laudate-deum.html). Habermas, J. (2002).Fede e sapere. In Il futuro della natura umana. I rischi di una genetica liberale (L. Ceppa, Ed.). Einaudi. Habermas, J. (2005). I fondamenti morali prepolitici dello stato liberale. In Ratzinger, J., Habermas, J. Etica, religione e stato liberale (M. Nicoletti, Ed.) (pp. 21-40). Morcelliana. Habermas, J. (2015). Verbalizzare il sacro. Sul lascito religioso della filosofia. Laterza. Jonas, H. (1979). Il principio responsabilità. Un’etica per la civiltà tecnologica. Einaudi. Kuhn, T.S. (1978). La struttura dellerivoluzioni scientifiche. Einaudi. Marchetto, M. (2021). Il paradigma alternativo della Laudato si’. In Lintner, M., Mantovani, M. Antropocentrismo non dispotico. Implicazioni antropologiche ed educative della Laudato si’ di Papa Francesco (pp. 5-17). Castelvecchi. Taylor, C. (2009). L’età secolare (P. Costa, Ed.). Feltrinelli.

 
Tags: Michele Marchetto
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