IUSVEducation #27
Ottobre 2025
L’editoriale di questo numero di IUSVEducation sarà diverso dalla consueta riflessione di presentazione degli articoli ospitati nelle pagine successive.
La drammatica situazione che il mondo sta vivendo impone di rivolgere lo sguardo all’umanità ferita e lacerata. Allora, non argomenti in forma di parole, ma parole che attraversino la mente e il cuore, e immagini, che siano emblema della condizione umana, dis-umana, del nostro tempo, al di là delle rappresentazioni, pure struggenti, che descrivono quanto sta accadendo a Gaza o in Ucraina o negli oltre cento conflitti che attraversano il pianeta.
IUSVEducation Quaderni n. 1
Settembre 2025
Da sempre la città si forma, si sviluppa e si conserva come un potente medium comunicativo nei confronti della comunità che – nel tempo – la genera, la costruisce, la abita e la fa vivere. Lo stesso vale, agli occhi dei forestieri, ai quali la comunità stessa si manifesta, materializzandosi come città, presentandosi in una prima percezione d’insieme, con i suoi valori, le sue bellezze e i particolari caratteristici del suo genius loci. Il neologismo massmediopoli si capisce subito e suona bene, ma a rigore sembrerebbe una ripetizione concettuale che attribuisce alla città un precipuo ruolo comunicativo, cioè mediatico, che le appartiene già per sua natura.
Massmediopoli sarebbe perciò una espressione ridondante, se non fosse che oggi la città contemporanea, di cui ci occupiamo, raccoglie e diffonde simultaneamente un intreccio di messaggi diversi, in larga parte ereditati dalla sua storia e dalle successive stratificazioni materiali delle sue componenti ed aggregazioni permanenti, ed in parte non minore costituiti da messaggi nuovi, recenti e recentissimi, che cambiano di giorno in giorno. Questi messaggi pubblicizzano di tutto: idee, modelli di vita, prodotti di largo consumo, spettacoli e tanto altro, dando il senso di moderna vitalità agli insediamenti urbani del nostro tempo.
Massmediopoli riguarda dunque la città contemporanea, perché include tutta la sua storia con le sue memorie materiali e culturali più importanti, ma anche si presenta ai cittadini ed ai visitatori ammantata da una onnipresente messaggistica, sia permanente sia cangiante, secondo un “doppio registro” mediatico intrecciato, che solo accidentalmente può risultare coerente, mentre in generale è soprattutto una distonica babele di intenti, di messaggi, di forme e colori, ove tutti i messaggi cercano di farsi notare e prevalere nel caos generale, senza mai ordinarlo né qualificarlo. C’è e basta. Con queste premesse, possiamo qui anticipare che il nostro ragionamento cerca di sbrogliare il “doppio registro” mediatico della città contemporanea e di valutare criticamente l’opportunità o meno di accostamento tra valori culturali, spirituali, sociali ed identitari da un lato e valori di ogni altro genere dall’altro, per tentare una riqualificazione armonica di entrambi i “registri mediatici” a tutto favore della qualità urbana contemporanea. Qualità che oggi, diversamente che in altre epoche storiche, postula in primo luogo la conservazione e valorizzazione delle eredità della storia e, di conseguenza, propone forme di sviluppo della società nel contesto moderno e dei costumi contemporanei in rapida evoluzione.
IUSVEducation #26 – Supplemento
Luglio 2025
Questo numero speciale apre allo studio delle relazioni tra lavoro e formazione, all’incrocio tra la densità dei saperi sul lavoro e le forme che lo caratterizzano, con l’obiettivo di interrogare le professioni della formazione e dell’educazione che lo accompagnano. Il lavoro, dimensione centrale dell’azione umana, può essere considerato, a seconda del punto di vista adottato, come un’esperienza, un’attività, un luogo di acquisizione o un punto di appoggio per lo sviluppo di competenze e qualifiche esperte. Tale riflessione è particolarmente utile e necessaria in un periodo contemporaneo in cui, in Italia come in Francia, nel primo quarto del XXI secolo, è forte la tentazione di confondere la questione del lavoro con quella dell’occupazione, e la volontà politica di strumentalizzare la formazione come leva per l’inserimento lavorativo e la lotta alla disoccupazione è molto presente. Tuttavia, in entrambi i Paesi, il campo della formazione professionale ha ereditato i contributi di diverse correnti di analisi dell’attività per la formazione (Champy-Remoussenard, 2005) e figure emblematiche di tali approcci, come Oddone in Italia o Leplat e Pastré in Francia (Pacquola, 2025). Questa eredità impone di pensare il lavoro non solo come luogo di produzione ma anche come spazio di acquisizione di apprendimenti, conoscenze, competenze, sviluppo professionale e professionalizzazione. Ciò implica definire e specificare questa attività umana, nella quale il soggetto pratica, si impegna, si confronta, a volte subisce, ma trasforma anche il contesto professionale, le sue norme e regole, affrontando situazioni lavorative che contribuisce a modellare. Considerare il lavoro in questi termini comporta una revisione dei processi educativi e formativi e delle pratiche professionali correlate, tra cui l’apprendimento in situazione lavorativa, la progettazione e il sostegno di percorsi e dispositivi formativi, l’accompagnamento in alternanza, la certificazione delle competenze, la trasformazione dei contesti professionali e la definizione delle competenze e certificazioni.
IUSVEducation #25
Aprile 2025
Questo numero di Iusveducation propone contributi di varia natura, com’è nello spirito multi-e inter-disciplinare della rivista, riconducibili a tre nuclei macro-tematici: la formazione (La educación, cuestión de confianza; El componente educativo de la Bienal de arte de Venecia; Sviluppare le competenze soft negli studenti di economia finlandesi: Uno studio qualitativo sul ruolo del coaching); la società (Il ruolo delle cooperative sociali di tipo B nell’inserimento lavorativo: tra inclusione e gestione di un “mercato di periferia”. Il caso di un consorzio cooperativo Veneto; L’intenzione di usare le borracce per bere fuori casa); la cura (Le radici della specie che vive il confine). A questi articoli vanno associate le riflessioni su esperienze particolarmente significative, presentate in Salute, vulnerabilità, migrazioni; “Generazioni maledette – true crime nell’antica Grecia”: apprendere le competenze attraverso il content creation per il web; Educarsi insieme, ragazzi/e e adulti, alla cittadinanza attiva e alla solidarietà. A tenere insieme proposte apparentemente così lontane il testo della prolusione tenuta da Nando Pagnoncelli allo Iusve in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico 2024-2025, che offre interessanti elementi di scenario: la “crisi”, nell’accezio-ne di poli- e perma-crisi (Brown, Spence, El-Erian 2024); l’individualismo; l’indebolimento della comunità, del senso civico e della politica, con il rischio di ridurre la democrazia a finzione; la bolla emotiva che ratifica il primato della percezione sulla realtà; le contraddizioni dell’io, fra presunta invulnerabilità ed evidenti fragilità, e quelle della società, divisa fra scarsa fiducia nelle istituzioni, esigenze di cambiamento e resistenza al cambiamento, fra impegno e solidarietà da una parte, e indifferenza e auto-referenzialità narcisistica dall’altro. A detta di Pagnoncelli, la complessità in cui questi elementi si intrecciano richiede una formazione adeguata, come «viatico di comportamenti virtuosi degli individui», fatto di «capacità di di- scernimento, spirito critico, senso del dubbio […], impegno, continuità […] curiosità e passione».
Sono tutti aspetti, negativi e positivi, che sollecitano il pensare, quello non fine a se stesso, ma quello orientato all’agire e, in quanto tale, “etico”. Anzi, la vita contemplativa non è affatto “inazione”; ma è la forma più alta di azione, in una circolarità virtuosa di teoria e prassi che si alimentano a vicenda: «La vita attiva, senza quella contemplativa, è cieca» (Han 2023: 112). In questa sede l’attenzione si fisserà sul significato epistemologico della “crisi” per farne emergere, almeno sommariamente, le implicazioni antropologiche dell’individualismo e quelle etiche e politiche della speranza e della parrhesia, ossia, secondo l’etimologia (pan = tutto; rhema = parola), il dire tutto, con l’accento più che sul contenuto, sul modo in cui lo si dice: il coraggio di dire il vero e di conformare ad esso la propria azione, anche contraddicendo il mainstream rischiando il disadattamento.
IUSVEducation Supplemento al numero #24
Novembre 2024
Nella logica del dialogo interdisciplinare che è nella natura di Iusveducation, questo special issue, intitolato Migro, presenta una ricerca dal carattere composito: antropologico-culturale, etno-psicologico, sociologico, statistico, estetico. A queste caratteristiche corrispondono le discipline raccolte intorno al tema dei migranti, dei quali vengono indagate le esperienze del viaggio e dell’eventuale inserimento nel mondo “nuovo” cui approdano dopo drammatiche vicissitudini.
Il tema del viaggio costituisce il trait d’union dei diversi contributi, rappresentato dalla forza espressiva delle opere dell’artista Daniele Pinni. Distribuite lungo tutto questo numero, fra un articolo e l’altro, sono da “osservare” quali sono: opere d’arte che attestano la presenza dolorosa e sofferta di un’assenza, di chi nell’opera non si vede, ma si sente, col cuore e nell’anima. L’assenza, che è inaggirabile presenza, delle persone dei migranti, sopraffatti dagli elementi naturali e da quelli dis-umani: il mare in tempesta, il cielo minaccioso, il ruggire dei venti, la violenza delle onde, l’acqua che inghiotte, buia e gelata, stupri, percosse, privazioni, ferite nel corpo e nell’anima. L’energia perturbante della rappresentazione evoca le violenze subite prima di salpare e le difficoltà di un destino incerto per chi riesce a sopravvivere.
L’antropologia culturale, l’etno-psicologia, la sociologia, con l’ausilio della registrazione qualitativa e quantitativa dell’oggetto dell’indagine, danno corpo a ciò che lo sguardo estetico apre all’immaginazione: l’umano che riconosco nell’altro che mi si para di- nanzi, ma che prima di tutto io stesso sono. Come a dire che «l’estraneo comincia in noi stessi e non fuori di noi», «un’estraneità intrapersonale» (Waldenfels 2008: 139-142), a svuotare l’io dell’auto-referenzialità individualistica ed ego-centrata, posto com’è, per sua natura, di fronte all’altro che egli stesso è a se stesso. Non potrà allora ignorare lo straniero, l’estraneo che incontra all’esterno, proprio perché vive l’esperienza dell’alterità fin dall’inizio della sua condizione umana, dentro di sé. Come respingerlo se anch’io sono estraneo a me stesso?
IUSVEducation #24
Ottobre 2024
Questo numero di Iusveducation si presenta con un profilo particolare: la prima parte è dedicata al tema del lutto, secondo l’articolazione che viene declinata da Giovanna Borsetto; la seconda parte apre al futuro, proponendo tre contributi che riflettono sulle prospettive futurologiche e le loro implicazioni tecnologiche, oltre alla discussione del libro Ecologia Digitale Spiritualità di Fabio Pasqualetti, condotta da Ugo Sartorio e da Niccolò Cappelletti, oltre che dallo stesso autore.
Le due sezioni sono solo apparentemente lontane. Infatti, da un lato, come emerge dallo scenario che segue e dai contributi raccolti e curati da Giovanna Borsetto, vengono richiamate le angosce ancestrali dell’essere umano, associate sempre alla medesima domanda: a che scopo passiamo da questo mondo? Dall’altro, si prospettano futuri non privi di incognite, che sollevano interrogativi non dissimili da quella domanda fondamentale. È il caso dei contributi di Roberto Poli, Lavorare con il futuro?!?, di Roberto Magnani, Intelligenza artificiale. Dominati o dominanti?, e di Lorenzo Desideri, La robotica sociale: dalla ricerca alle applicazioni in ambito psicoeducativo.
Gli articoli che proponiamo ci aiuteranno a tenere insieme i due lati, provocando l’inquietudine che dà a pensare, sottraendoci all’illusione che i metodi, da soli, senza contenuti, possano essere la soluzione dei problemi, e sollecitando l’attenzione: un tornare interiormente a noi stessi, un «raccoglimento», un recuperare «le nostre forze dalla dispersione all’unità […] imparare a riposare in noi stessi senza brame»
(Guardini 20235: 61).
A seguire l’Editoriale si articola a due voci: l’una traccia il perimetro antropologico del tema del lutto; l’altra presenta sinteticamente i diversi contributi, individuandovi il filo conduttore.
IUSVEducation Supplemento al numero #23
Luglio 2024
Il numero 23 (2024) di Iusveducation si arricchisce di un Supplemento dedicato al Workplace Learning, un tema di grande interesse in un tempo di profonde trasformazioni. Crocevia di questioni relative alla relazione fra apprendimento, lavoro e formazione, il Workplace Learning sollecita l’attivazione di un lavoro scientifico che non può che essere interdisciplinare, con il coinvolgimento di discipline di natura non solo pedagogica, ma anche sociologica, economica, antropologica, psicologica. Proprio questa connotazione è una delle ragioni per cui i componenti della redazione di Iusveducation hanno accettato convinti la proposta delle curatrici Mariachiara Pacquola e Chiara Biasin: essa, infatti, è perfettamente in linea con l’identità della rivista, dichiaratamente “interdisciplinare” fin nella sua denominazione. La seconda ragione che ha portato alla pubblicazione di questo supplemento è il carattere educativo del tema, anch’esso coerente con la nostra mission: l’apprendimento informale sul luogo di lavoro, connotato da processi, dinamiche, attori, saperi, modalità, condizioni profondamente diverse da quelli della formazione formale sul luogo di lavoro, riguarda il modo e le condizioni con cui le persone, mentre lavorano, apprendono su di sé, sull’attività, sulle relazioni, sugli artefatti prodotti e sul lavoro stesso. Ne deriva una terza ragione che dà conto della nostra scelta: si tratta della generale valenza antropologica dell’argomento, alla luce della quale il lavoro e l’attività professionale non sono più soltanto strumenti e fini della vita umana, ma rivestono un valore formativo intrinseco, da considerare nella sua specificità.
IUSVEducation #23
Aprile 2024
Il 57° Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese (2023) delinea un profilo degli italiani caratterizzato da sonnambulismo ed emotivismo. Come chiarisce nel suo articolo Lorenzo Biagi, il sonnambulo è una persona apparentemente vigile, che in realtà non è consapevole di ciò che sta vivendo né, tanto meno, del futuro che lo attende, preannunciato nel presente da presagi e avvertimenti quasi sempre minacciosi. La mancanza di consapevolezza si traduce nell’assenza di decisioni e iniziative e, in ultima istanza, di razionalità critica e saggia, come insegna la tradizione etica teleologica che trova la giusta mediazione fra principi generali e condizioni particolari. A richiedere una razionalità nel pieno delle sue funzioni, teoriche e pratiche, sono la profonda e radicale transizione demografica del nostro paese, segnata da una preoccupante denatalità; gli annosi problemi strutturali che affliggono la società, dei conflitti, delle fragilità, delle disuguaglianze; la politica, del tutto priva di visione; l’economia, sospesa fra globalizzazione e tentazioni sovraniste; la paure provocate da guerre inattese; la perdita di energie e competenze che afferiscono al cosiddetto “capitale umano” giovanile.
Al sonnambulismo della ragione si accompagna, necessariamente, l’ipertrofia delle emozioni, che offuscano, deformano, rimuovono i veri problemi del Paese: per il Censis,
nell’ipertrofia emotiva in cui la società italiana si è inabissata, le argomentazioni ragionevoli possono essere capovolte da continue scosse emozionali. Così trovano terreno fertile paure amplificate, fughe millenaristiche, spasmi apocalittici, l’improbabile e il verosimile (infra: 41).
Due terzi degli italiani reagisce ai problemi disegnando scenari apocalittici dai quali vengono risucchiati: dal timore della “sostituzione etnica” a quello del collasso finanziario dello Stato, passando attraverso la paura di non potersi curare a causa delle precarie condizioni in cui versa il sistema sanitario pubblico. Va da sé che questo emotivismo si scarica sui social nelle forme di un rancore rabbioso e incontenibile, oppure in quelle dei vari negazionismi, l’apoteosi della rinuncia alla conoscenza scientifica e alla forza stringente dell’argomentazione razionale.
IUSVEducation #22
Ottobre 2023
Fin dal n. 17 del 2021 “Iusveducation” si è data il compito di dedicare almeno metà di ogni numero a promuovere la riflessione sull’ecologia integrale a partire dalla Laudato si’ di papa Francesco, accompagnando il progetto Iusve “Ecologia integrale e nuovi stili di vita”. Ora quel progetto è diventato un “paradigma”, in analogia con il significato e il compito che ad esso attribuisce l’epistemologo Thomas Kuhn: risolvere alcuni problemi ritenuti urgenti dalla comunità e porsi come modello alla luce del quale articolare fenomeni e teorie da esso forniti (cfr. Kuhn 1978). A suo fondamento sta l’originaria identità paradigmatica del Cristianesimo che, restando fedele alla fonte prima, «sempre si ripensa e si riesprime nel dialogo con le nuove situazioni storiche, lasciando sbocciare così la sua perenne novità» (Laudato si’:121; LS). In ciò il Cristianesimo è il grande paradigma alternativo a quello dominante, per quanto tacitato dalla secolarizzazione, eppure sopravvissuto nel sottosuolo della società e della cultura contemporanee(cfr. Habermas 2002, 2005, 2015; Taylor 2009),
«come la nebbia che filtra sotto una porta chiusa» (LS: 112). Esso va rivitalizzato perché sia di nuovo capace di alimentare lo stile di vita degli uomini e una tradizione sapienziale che, nella sua distorsione, contribuì non poco alle origini del paradigma tecnocratico impostosi in età moderna (cfr. Marchetto 2021).
Per rilanciare la visione della Laudato si’, il 4 ottobre scorso Papa Francesco ha pubblicato l’Esortazione Apostolica Laudate Deum. A tutte le persone di buona volontà sulla crisi climatica (LD). Nel 2015 il Papa scriveva:
Quando ci interroghiamo circa il mondo che vogliamo lasciare ci riferiamo soprattutto al suo orientamento generale, al suo senso, ai suoi valori. Se non pulsa in esse questa domanda di fondo, non credo che le nostre preoccupazioni ecologiche possano ottenere effetti importanti (LS: 160).
Oggi riprende quella impostazione:
Nella propria coscienza, e di fronte ai figli che pagheranno per i danni delle loro azioni, si pone la domanda di senso: qual è il senso della mia vita, qual è il senso del mio passaggio su questa terra, qual è in definitiva il senso del mio lavoro e del mio impegno? (LD: 33).
IUSVEducation #21
Aprile 2023
Alla fine del capitolo quarto della Laudato si’, chiedendosi che tipo di mondo vogliamo trasmettere ai posteri, Papa Francesco afferma che «non si può porre la questione in maniera parziale» (LS, 160). Superare la parzialità significa scegliere la cifra della “integralità”: affidarsi a un’epistemologia della complessità, secondo il principio, più volte ripetuto nell’Enciclica, del «tutto è connesso» (LS, 11, 141), e a categorie che «ci collegano con l’essenza dell’umano» (LS, 11). In questo modo quella che è un’indicazione epistemologia viene associata a una visione antropologica: «Non ci sarà una nuova relazione con la natura senza un essere umano nuovo. Non c’è ecologia senza un’adeguata antropologia» (LS, 118). Il che implica interrogarsi sull’«orientamento generale», sul «senso» e sui «valori» del mondo che vogliamo lasciare (LS, 160). L’orizzonte della riflessione si amplia perciò oltre la parzialità del nostro essere qui e ora, contingente ed effimero, confinato al presente, per aprire l’esistenza a tre «relazioni fondamentali strettamente connesse: la relazione con Dio, quella con il prossimo e quella con la terra», relazioni interrotte «dentro di noi» a causa della nostra pretesa di sostituirci a Dio, «rifiutando di riconoscerci come creature limitate» (LS, 66). Ristabilirle significa ricondurre l’essere umano entro i termini dell’umile coscienza della propria relatività rispetto a quelle trascendenze, e assumere su di sé la responsabilità di curare e custodire le rispettive relazioni. In quest’ottica sono assolutamente funzionali all’ecologia “integrale” le riflessioni di Adrano Fabris sulla responsabilità del nostro agire connaturato al nostro essere relazionale, di Carlo Galli sulla necessità della “responsabilità” politica dinanzi alla vita nelle sue svariate forme, di Maurizio Chiodi sulla responsabilità a salvaguardare l’universalità dell’umano nella concretezza particolare del vissuto. È questo l’orizzonte di impegno nel quale collocare i contributi del numero 21 di IUSVEducation, accomunati dall’attenzione alla cura di quanto c’è di generativo nell’umano che è in noi.
IUSVEducation #20
Ottobre 2022
La comunità non si fonda su una appartenenza che sottintende proprietà, ma su un dono-da-dare, che prevede esattamente l’opposto, ossia lo svuotamento della proprietà e il riconoscimento del proprio difetto rispetto all’obbligo da assolvere. Nella comunità metto in gioco ciò che mi manca, ciò che non sono, in quanto essere mancante: non sono ciò che l’obbligo del dare esige. Il mio difetto è la differenza che mi distingue dall’altro: questa, non la somiglianza fra i suoi membri, fonda la comunità. Cosicché la comunità è attraversata da una profondissima istanza etica, dato che l’obbligo del dono è, insieme, un debito e un imperativo morale. Se poi la comunità in questione si allarga a comprendere la madre Terra oltre alla specie umana, il dono-da-dare diventa ancora più impegnativo e il debito ancora più pesante, perché contratto nei confronti della condizione stessa della mia vita. Bene lo mette in evidenza l’epidemiologo dell’Imperial College di Londra, Paolo Vineis, indicando tre debiti della specie umana: quello ambientale, quello economico, ossia degli Stati, che è anche un debito sociale, e quello «più sottile e inesplorato legato alle nuove tecnologie della comunicazione e al connesso impatto cognitivo». In particolare il dono-da-dare nel contesto ambientale si convertirebbe in «una interazione benefica tra i benefici per la salute e i benefici per l’ambiente di diversi interventi di riforma». Il che non significa ridurlo all’intervento della tecnologia, che deve invece essere guidato da scelte politiche e valoriali, alla luce di una visione complessa e sistemica, «non secondo quella logica dei silos che caratterizza spesso la ricerca scientifica e la tecnologia». Allora il dono-da-dare diventa rigenerativo delle risorse a disposizione di tutti, soprattutto a favore delle future generazioni.
IUSVEducation #19
Aprile 2022
Questo numero presenta due ampie sezioni di contenuti. La prima è dedicata alle tematiche riconducibili al progetto Iusve “Ecologia integrale e nuovi stili di vita”; la seconda, a questioni tipiche della psicologia. L’“ecologia integrale” non è mero ambientalismo, ma esige una seria riflessione antropologica che si traduca in una conversione dell’umano: formare l’umano per tras-formarlo, in tutti gli ambiti della vita. In questo contesto, oltre agli articoli sui crimini ambientali, sulla relazione fra ecologia e media e sul docu-film Il sale della terra, vanno letti i contributi di Mauro Mantovani e di Michelangelo Bovero: l’uno, sul metodo per trasformare l’umano nelle modalità della conoscenza; l’altro, sulla prospettiva di una politica che riconquisti il primato rispetto all’economia e alle sue derive in-umane. La seconda sezione di questo numero affronta temi attuali: la resilienza di fronte al sentimento della “paura” provocata dalla pandemia, la violenza domestica perinatale, la personalità altamente sensibile. Chiude il numero una nutrita rubrica di recensioni e segnalazioni di libri.
IUSVEducation #18
Giugno 2021
All’interno del numero di giugno 2021 di IUSVEeducation sono state inserite le sintesi delle discussioni e gli abstract dei contributi, del convegno “Land’s End: per la cura della casa comune”, tenutosi allo IUSVE il 21-22 aprile 2021, del quale nelle pagine della rivista si presentano le relazioni di Michele Candotti (Lo stato del pianeta) e di Adriano Fabris (Per un’ecologia degli ambienti digitali), e gli esiti sintetici del dibattito svoltosi a seguito degli interventi dei relatori. Insieme alla sintesi delle discussioni si troveranno anche gli abstract dei loro contributi, destinati ad essere pubblicati altrove per intero, sempre a cura dello IUSVE.
IUSVEducation #17
Marzo 2021
Il 2021 della rivista IUSVEducation si apre con un numero speciale, che si aggiunge ai due consueti, in uscita a giugno e dicembre. È il segno del rinnovamento di tutto lo IUSVE, che nell’anno accademico corrente si presenta con nuovi Statuti e con un nuovo progetto culturale, la cui espressione più evidente è nell’articolazione triennale dal titolo “Ecologia integrale e nuovi stili di vita”. IUSVEducation ne sarà parte integrante, dando voce alla riflessione e alle iniziative in cui il progetto si declina, in continuità con lo spirito che l’ha animata negli anni precedenti e con una rinnovata spinta vitale.
IUSVEducation #16
Dicembre 2020
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #15
Giugno 2020
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #14
Febbraio 2020
In questo nuovo numero ricco di contributi, possiamo trovare l’interessante articolo di: Alicia Sianes Bautista Universidad Internacional de La Rioja, Madrid.
IUSVEducation #13
Luglio 2019
In questo nuovo numero ricco di contributi, possiamo trovare due interessanti articoli di: Mario Oscar Llanos dell’Università Pontificia Salesiana di Roma e Federico Tonioni dell’Università Cattolica di Milano.
IUSVEducation #12
Dicembre 2018
In questo nuovo numero sono contenuti vari articoli di approfondimento e gli atti del Convegno annuale di studio 2018 che si è tenuto il 24 aprile 2018 dal titolo: Giovani, nuova economia e lavoro.
IUSVEducation #11
Giugno 2018
In questo nuovo numero gli autori riflettono in modo interdisciplinare, fornendo risposte e interrogativi che si propongono come forze orientanti nella complessità. Per la prima volta è presente la sezione Reportage, che contiene testimonianze di incontri e situazioni vissuti in viaggio.
IUSVEducation #10
Dicembre 2017
È uscito il 10° numero della rivista IUSVEducation. Il numero contiene gli atti del Convegno annuale di studio 2017 che si è tenuto il 01 aprile 2017 dal titolo: Giovani e identità: Costruzione del sé e nuove relazioni.
Il convegno ha visto la partecipazione di trecento persone durante i lavori della mattinata e la presenza di circa un centinaio di studenti nei gruppi di studio del pomeriggio. Nonostante l’affluenza degli studenti ai suddetti seminari non sia stata così massiccia, tuttavia i risultati emersi e soprattutto l’atmosfera che si è creata durate la presentazione e la discussione dei vari temi proposti nei gruppi è stata importante: una sorta di autoformazione pervasiva. L’interazione tra docenti e studenti è stata assolutamente positiva, sulla scia del messaggio salesiano: infatti c’è stato l’apporto degli studenti verbalisti e alcuni di essi hanno collaborato con i docenti coordinatori dei gruppi nella stesura delle relazioni.
IUSVEducation #09
Luglio 2017
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #08
Dicembre 2016
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #07
Luglio 2016
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #06
Dicembre 2015
Atti del Convegno annuale di studio: Educazione ai diritti umani e alla giustizia nella società “liquida”
IUSVEducation #05
Luglio 2015
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #04
Dicembre 2014
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #03
Luglio 2014
Atti del Convegno annuale di studio: Abitare il futuro. Nuove prospettive per uno sviluppo equo e sostenibile.
IUSVEducation #02
Dicembre 2013
Questo numero è dedicato ai diversi contributi realizzati dai docenti dei Dipartimenti dello IUSVE.
IUSVEducation #01
Luglio 2013
Atti del Convegno annuale di studio: Mai senza rete? Scenari e prospettive della digital literacy.






























































