Titolo: Una nuova “etica dell’incontro e della coabitazione” nell’opera di Debora Hirsch. In dialogo con l’artista
Tipo di pubblicazione: articolo
Anno di pubblicazione: 2026
Autore: Milena Cordioli
Rivista: IUSVEducation #29
Pagine: 88-98
Data di pubblicazione: aprile 2026
Editore: IUSVE – Istituto Universitario Salesiano
ISSN: 2283-642X
Come citare: Cordioli, M. (2026). Una nuova “etica dell’incontro e della coabitazione” nell’opera di Debora Hirsch. In dialogo con l’artista. IUSVEducation, 29, 88-98. https://www.iusveducation.it/una-nuova-etica-dellincontro-e-della-coabitazione-nellopera-di-debora-hirsch-in-dialogo-con-lartista/
Parole chiave: biodiversità, Intelligenza Artificiale, sopravvivenza, memoria, perdita
Paper PDF: IUSVEducation_29_Cordioli_DEBORA_HIRSCH.pdf
Abstract
L’intervista a Debora Hirsch si focalizza sui suoi ultimi lavori e sulla sua ricerca nell’ambito della Plants Humanities, per cercare, nel confronto diretto con l’artista, di cogliere il significato più profondo della sua opera, senza limitarsi ad una lettura superficiale del complesso rapporto tra arte, natura e tecnologia. Il suo, infatti, non è un lavoro improntato, come lei stessa scrive, alla proposta di una “nostalgia riparatrice”, bensì alla rappresentazione della possibilità di “un modo diverso di stare al mondo, un modo che accoglie la complessità e riconosce la dissonanza”. In tal senso, come si evince dalle sue risposte alle domande, anche provocatorie, che le ho posto, la relazione tra l’essere
umano, che nella sua modalità di approccio al mondo non può più essere considerato indipendente dalla connessione con l’intelligenza arti!ciale, e la natura è concepita in una chiave rinnovata, in cui non c’è spazio per il controllo e il dominio antropocentrico, ma solo per l’incontro e la convivenza, nella paradossale ma imprescindibile unione di naturale e artificiale.
Abstract
The interview with Debora Hirsch focuses on her most recent works and her research within the !eld of Plant Humanities, with the aim of engaging directly with the artist in order to grasp the deeper significance of her practice, beyond a super!cial reading of the complex relationship between art, nature, and technology.
Her work, as she herself notes, is not oriented toward what she defines as a “restorative nostalgia,” but rather toward the representation of the possibility of “a different way of being in the world – one that embraces complexity and acknowledges dissonance.” In this sense, as emerges from her responses to the questions posed – some deliberately provocative – the relationship between the human being, whose mode of engaging with the world can no longer be considered independent from its connection with artificial intelligence, and nature is recon!gured along new lines. Within this framework, there
is no longer room for anthropocentric control and domination, but rather for encounter and coexistence, grounded in the paradoxical yet unavoidable intertwining of the natural and the artificial.










































