Titolo: Il “sentire” e la teologia dell’educazione
Tipo di pubblicazione: articolo
Anno di pubblicazione: 2025
Autore: Lorenzo Biagi
Rivista: IUSVEducation #27
Pagine: 7-9
Data di pubblicazione: ottobre 2025
Editore: IUSVE – Istituto Universitario Salesiano
ISSN: 2283-642X
Come citare: Biagi, L. (2025). Il “sentire” e la teologia dell’educazione. IUSVEducation, 27, 7-9. https://www.iusveducation.it/il-sentire-e-la-teologia-delleducazione/
Paper PDF: IUSVEducation_27_Biagi_SENTIRE_TEOLOGIA_EDUCAZIONE.pdf
Presentazione
Gli articoli di questa parte della rivista hanno preso avvio da tre motivi ricorrenti del magistero di Papa Francesco. E questi articoli pubblicati ora sono anche un modo per ricordarlo e ringraziarlo della sua testimonianza.
Il primo riguarda l’espressione “teologia della tenerezza”. Ricordiamo tutti la sua insistenza nel ribadire che la fede cristiana e la sua presentazione educativa non possono mai essere qualcosa di astratto e di atemporale, peggio di apatico. Una presentazione della fede, anche nell’ambito degli insegnamenti di una istituzione accademica, nel momento in cui viene fatta in maniera unilateralmente astratta ed intellettualistica, non può non diventare ideologia. Il cristianesimo non è una ideologia. In prima istanza non è nemmeno una dottrina o una morale. La fede cristiana nasce da un incontro esistenziale, “nasce da una conoscenza esistenziale, nasce dall’incontro col Verbo fatto carne”. Si tratta qui di uno dei pilastri della tradizione educativa cristiana.
Il secondo spunto si aggancia allo spirito del tempo. Il nostro è il tempo del primato del sentire e del “provare”, certo, con tutte le sue ambiguità e contraddizioni ma anche con tutte le sue potenzialità e percorsi promettenti, specie sul piano educativo. Non solo per i giovani ma anche per gli adulti. Uno sguardo storico-culturale sugli ultimi decenni, scorge subito che l’approccio alle questioni vitali – le domande sul senso e sui passaggi ultimi dell’esistenza umana, non inizia più dalle grandi domande metafisiche, né dalle esigenze trasformative della prassi sociale e politica, ma da ciò che la persona sente emotivamente e vive in prima persona. L’educazione al pensare e l’educazione in generale non possono certamente ridursi a sentimento o essere sostituite da bolle emotive. L’educazione etica, inoltre, non può certo ridursi alla giaculatoria psicologistica che afferma che il valore coincide con ciò che mi fa star bene. Si tratta piuttosto di attrezzarsi per accompagnare una ricerca esistenziale, questa sì, nuova rispetto al passato, apportando la promessa che viene dalla Parola di Dio.
Il terzo spunto è più impegnativo sia sul piano teoretico che pratico. Da un lato si tratta di sviscerare la complessità del sentire umano e dall’altro di elaborare e di sperimentare nuovi percorsi di maturazione in cui la persona apprende a vivere il sentire come un “buon esistenziale concreto”. La posta in gioco risiede tutta in quelli che Pierre Hadot chiamava «esercizi spirituali» in cui ci si esercita, appunto, a tenere dialogicamente insieme il pensiero e la vita. Ad essere sinceri, fuori dalle unilateralità del razionalismo moderno che ha influenzato tanto la teologia che la pedagogia, la via maestra della nostra tradizione riflessiva, la sua vera corrente calda, è sempre stata quella di creare le condizioni affinché i singoli e le collettività imparino a coltivare un pensiero vitale e una vita pensata. Non c’è l’uno senza l’altra. Un pensiero senza la vita diventa ideologia e propaganda. Una vita senza pensiero finisce imprigionata nelle bolle emotive. In entrambi i casi le vite personali e sociali finiscono per smarrire la sfida più affascinante dell’esistenza umana: provare a vivere, perché «vivere, naturalmente, non è mai facile», come notava Albert Camus.
Gli articoli, nati da un gruppo di lavoro di alcuni docenti Iusve, a questo punto vogliono proporsi come semplici assaggi di una questione che necessita di essere avvicinata in tutta la sua complessità, lontani dalle semplificazioni e da giudizi frettolosi. La persuasione che tiene insieme questi articoli è che il sentire non è solo un buon esistenziale concreto, come affermava papa Francesco, ma è anche un promettente sentiero educativo da percorrere liberandolo dalle erbacce e dagli sviamenti.









































