Titolo: Editoriale
Tipo di pubblicazione: articolo
Anno di pubblicazione: 2026
Autore: Michele Marchetto
Rivista: IUSVEducation #29
Pagine: 4-5
Data di pubblicazione: aprile 2026
Editore: IUSVE – Istituto Universitario Salesiano
ISSN: 2283-642X
Come citare: Marchetto, M. (2026). Editoriale. IUSVEducation, 29 Supplemento, 4-5. https://www.iusveducation.it/editoriale-29/
Paper PDF: IUSVEducation_29_Marchetto_EDITORIALE.pdf
Editoriale:
Il numero 29 di IUSVEducation si apre all’insegna dell’impegno a pensare, quale dovrebbe essere lo scopo più alto di ogni rivista che sia emanazione di una istituzio-ne universitaria. Nel suo denso saggio, “Al di qua del bene e del male. Metafisica, etica e politica dell’indifferenza”, Michelangelo Bovero invita il lettore a riflettere con spietato realismo sull’attuale situazione antropologica, politica, civile, morale. Lo fa a partire dalla categoria dell’oblio, forma mentis pervasiva del e nel presente:
Di uno sterminio, delle sue cause e dei suoi colpevoli, resta traccia a lungo solo nei sopravvissuti e nei discendenti dei sopravvissuti e delle vittime; ma la traccia tende a scomparire con l’inesorabile scomparsa dei sopravvissuti e dei discendenti. E l’oblio dell’orrore e del dolore, delle colpe e dei colpevoli, sgombra la strada al ritorno dell’orrore, dell’abominio.
Il testo di Bovero dà a pensare. L’oblio è drammaticamente attivo nel “nostro tempo di guerra”, parole inquietanti, queste, per chi in Occidente la guerra non l’ha vissuta e l’ha sempre avvertita come un evento lontanissimo nel tempo e nello spazio, perfino negli anni della guerra fredda. E l’inquietudine sale se la si associa al sentimento del «perturbante», nell’accezione freudiana dell’Unheimliche: il mero significato di “spaventoso” ignora quello indicato dalla radice heim (“casa”), che allude a qualcosa di familiare. Il termine heimlich, infatti, «appartiene a due cerchie di rappresentazioni che, senza essere antitetiche, sono tuttavia parecchio estranee l’una all’altra: quella della familiarità, dell’agio, e quella del nascondere, del tener celato». Ne consegue che il turbamento sarebbe da associare a ciò che ci è più familiare che, apparentemente e temporaneamente nascosto, ricompare con il carattere dell’inconsueto: qualcosa di molto vicino e presente, che agisce senza essere visto (heimlich) e che si rivela dall’abisso in cui sembrava relegato per sempre (unheimlich). Il turbamento a causa della guerra, dunque, nasce da qualcosa che, pur indefinibile e incontrollabile, ci appartiene, per cui non possiamo allontanarcene (Freud 1919, 1983: 82, 86): è l’homo homini lupus che dimora al fondo della natura umana? Sepolto e dimenticato in quella che Bovero chiama «anestesia cognitiva», ma non annullato?
Per quanto il conflitto sia parte integrante della natura umana, tuttavia è anche la linea dell’intollerabile, a maggior ragione se la sua estrema conseguenza fosse la scomparsa dell’umano dalla faccia della terra. Per Bovero è «la coscienza dell’intollerabilità dell’infelicità, di ogni lesione e degradazione della condizione umana. […] L’intollerabilità è il sentimento morale, l’emozione, che assume (percepisce e fa apparire) come male l’infelicità, e la sua causa».
Se si segue Paul Ricoeur, l’intollerabile è anche associato alla crisi, che è «il segno di riferimento essenziale» della situazione della persona, il suo essere «desituata [déplacéè]», il non sapere quale sia il suo posto nel mondo (Ricoeur 19982: 28-29), quali i valori criterio di giudizio, quali gli amici, quali gli avversari. Di fronte a questo scenario, osserva Ricoeur, l’unica possibilità di reazione consiste nell’impegno, nel prendere posizione, nel riconoscere che c’è una causa più importante di me stesso che mi interpella e requisisce:
L’impegno non è una proprietà della persona, ma un suo criterio; questo criterio significa che non posso discernere un ordine di valori in grado di interpellarmi [me requérir] – una gerarchia del preferibile –, senza identificarmi in una causa che mi trascenda (ibi: 31).
È questa l’idea che ha guidato la redazione di IUSVEducation nel raccogliere i contributi della prima e della seconda Sezione del numero 29.
La Sezione I presenta sei articoli che prendono le mosse dal Manifesto dell’ecologia integrale curato da Lorenzo Biagi e dallo scrivente, esito dell’impegno profuso dallo IUSVE a partire dalla fine del 2021 nella riflessione sul paradigma dell’ecologia integrale proposto dall’enciclica di Papa Francesco Laudato si’ (2015). Riflessione che si è fatta ancora più urgente nel drammatico contesto in cui stiamo vivendo.
Infatti, le guerre che continuano a incendiare il mondo senza soluzione di continuità e le scelte politiche che le guidano, l’inazione e l’insipienza dei governi provocano un effetto paradossale sull’ecologia integrale: da un lato, oscurano i temi che riguardano l’ambiente distraendo il già tenue interesse dell’opinione pubblica; dall’altro, accentuano i problemi denunciati dalla Laudato si’, con conseguenze devastanti su persone e ambienti. Il che rende ancora più evidente l’urgenza di affrontarli con l’approccio della integralità, che tiene insieme il grido dei poveri e il grido della Terra.
Anche la Sezione II declina il tema dell’impegno, ma nell’ambito dell’università e delle riviste scientifiche, esito di un confronto sviluppato nel Comitato editoriale di “IUSVEducation” nel corso delle riunioni di redazione del 2025, arricchito dal contributo di Fabio Pasqualetti, Decano della Facoltà di Comunicazione sociale dell’U-niversità Pontificia Salesiana di Roma.
L’ultima Sezione, infine, presenta quattro saggi relativi a temi di carattere educativo, con prospettive differenti, com’è nello spirito interdisciplinare della rivista.










































