Titolo: Dalla crisi dell’idea di progresso a un nuovo modo di abitare la Terra
Tipo di pubblicazione: articolo
Anno di pubblicazione: 2026
Autore: Francesco Bellusci
Rivista: IUSVEducation #29
Pagine: 60-63
Data di pubblicazione: aprile 2026
Editore: IUSVE – Istituto Universitario Salesiano
ISSN: 2283-642X
Come citare: Bellusci, F. (2026). Un cielo senza uccelli (Ger 4,25): sarà il futuro del nostro pianeta? IUSVEducation, 29, 60-63. https://www.iusveducation.it/dalla-crisi-dellidea-di-progresso-a-un-nuovo-modo-di-abitare-la-terra/
Paper PDF: IUSVEducation_29_Bellusci_DALLA_CRISI_DELL’IDEA_DI_PROGRESSO.pdf
Dopo il 7 ottobre 2023, i tragici avvenimenti legati alla riesplosione della crisi mediorientale, hanno acuito l’angoscia collettiva, con il riproporsi della violenza estrema e della barbarie che pensavamo di poter consegnare a un’epoca passata, quantomeno al Novecento. Torna in mente ciò che tempo fa scriveva Peter Sloterdijk, commentando il rigurgito dell’integralismo religioso, all’inizio del nuovo secolo: «Dietro al furore degli odierni fanatici dell’apocalisse ebraici e musulmani si nasconde certamente, avvolta dai velami della religione, la stanchezza del mondo e della vita» (Sloterdijk 2008). Aiutandoci anche noi, come faceva in quell’occasione Sloterdijk, con gli strumenti del Nietzsche fine analista e psicologo dell’umano troppo umano, potremmo dire che dietro il rinnovato furore in nome di Dio, nel nostro mondo secolarizzato e globalizzato, si nasconde un desiderio di estinzione, di annientamento di sé che si rivolge contro l’altro e contro il mondo. Si è stanchi di questo mondo perché è divenuto complesso, caotico, minaccioso: minaccia la nostra stessa identità, ma ancor di più la nostra stessa esistenza locale e globale come umanità. Il desiderio inconscio di estinzione nasce, allora, dalla paura di estinzione. E allora si ritorna alle promesse messianiche e apocalittiche della religione (il che vale tanto per il colono israeliano, sionista radicale, quanto per il fanatico guerriero jihadista di Hamas) e queste pro-messe ridiventano il rifugio per placare la paura e canalizzare il risentimento.
Paura e risentimento che, oggi, si mescolano alla disillusione verso le promesse contenute nei canti di vittoria del globalismo neoliberista, che annunciavano l’avvento imminente di una umanità resa felice e pacificata dal commercio internazionale e dalla tecnica mondializzata. “La storia è finita”, scriveva Francis Fukuyama, subito dopo la caduta del Muro di Berlino. Promesse ora evaporate in un mondo attanagliato dalle emergenze e dalle crisi e dall’angoscia. In un recente articolo su “La Repubblica”, Vittorio Lingiardi ha scritto allarmato: «Mi preoccupa la trasformazione psichica, che subito diventa politica, che le emergenze possono portare con sé in termini di paure aggressive, disumanizzazioni, radicalizzazioni religiose, inibizione della prosocialità e della capacità di immaginare convivenze nuove».
[…]










































