Titolo: Commento al Manifesto dell’Ecologia Integrale
Tipo di pubblicazione: articolo
Anno di pubblicazione: 2026
Autore: Roberto Magnani
Rivista: IUSVEducation #29
Pagine: 64-69
Data di pubblicazione: aprile 2026
Editore: IUSVE – Istituto Universitario Salesiano
ISSN: 2283-642X
Come citare: Magnani, R. (2026). Commento al Manifesto dell’Ecologia Integrale. IUSVEducation, 29, 64-69. https://www.iusveducation.it/commento-al-manifesto-dellecologia-integrale/
Paper PDF: IUSVEducation_29_Magnani_COMMENTO_AL_MANIFESTO.pdf
PREMESSA
Va soprattutto espresso un sincero apprezzamento per lo straordinario lavoro corale che rappresenta di fatto la sintesi di un percorso quinquennale di riflessione interdisciplinare sull’ecologia integrale. L’impegno dello IUSVE e dei numerosi studiosi coinvolti – provenienti da ambiti disciplinari diversificati – testimonia una rara capacità di costruire ponti tra saperi e di praticare concretamente quella transdisciplinarità che il Manifesto stesso auspica. La collana ARCA, con i suoi oltre venti volumi pubblicati, costituisce un patrimonio culturale di inestimabile valore per chiunque voglia comprendere la complessità della crisi ecologica contemporanea.
Particolarmente meritoria è la scelta metodologica di non limitarsi a una mera raccolta di saggi accademici, ma di dare vita a un vero e proprio Manifesto: un testo assertivo, coraggioso, che non teme di prendere posizione e di chiamare all’azione. La struttura tripartita – presupposti, assi tematici, manifesto vero e proprio – dimostra un rigoroso impianto architettonico che accompagna il lettore dalla comprensione teorica alla mobilitazione pratica. E su questo particolare plauso ai curatori Michele Marchetto e Lorenzo Biagi senza la cui dotta ed acuta revisione il documento non avrebbe potuto prendere la forma che ha attualmente.
PUNTI DI FORZA DELL’OPERA Si deve a loro il rigore metodologico e l’accessibilità del Manifesto, che riesce nella difficile impresa di coniugare profondità filosofica e accessibilità comunicativa; il “ve-dere-giudicare-agire”, viene declinato come autentico “stile di vita” che genera una circolarità virtuosa tra analisi, valutazione critica e prassi trasformativa. Una struttura metodologica che attraversa l’intera opera, attribuendole coerenza e forza propositiva. Oltre al rigore un altro punto di forza risiede nell’approccio integrale e transdisciplinare, mettendo in pratica ciò che l’opera teorizza. La transdisciplinarità non è solo enunciata ma effettivamente praticata: dalla teologia alla sociologia, dall’economia all’arte, dalla tecnologia alla spiritualità, ogni prospettiva arricchisce le altre in un dialogo autentico. A mio modesto avviso particolarmente felice è l’integrazione tra la dimensione scientifica (con dati puntuali su clima, biodiversità, disuguaglianze) e quella sapienziale, evitando fuga nell’astrazione e riduzionismo tecnocratico. Non poteva mancare, visto l’argomento, un solido ancoraggio al Magistero di Papa Francesco, con i riferimenti, quasi dialogici, a Laudato si’, Fratelli tutti e Laudate Deum; non c’è a mio avviso una semplice esegesi in questo, ma il tentativo di una vera “attualizzazione” per far risuonare le parole di Francesco nella complessità del mondo presente. L’interpretazione del paradigma dell’ecologia integrale come alternativa radicale al paradigma tecnocratico dominante è convincente e ben argomentata; essa dovrebbe diventare un riferimento evidente nella comunicazione quotidiana a tutti i livelli. La denuncia del negazionismo climatico, del “sovranismo psichico”, della “necro-e-co-politica”, dell’inverno dello spirito testimonia quella parrhesia – quel “dire-il-vero” con franchezza – che il testo stesso ha come base alla sua nascita e che si pone come una critica alle resistenze presenti anche all’interno della Chiesa cattolica. In quest’ambito si inserisce una valida attenzione alla dimensione antropologica, con riflessioni sulla “nuova condizione umana” nell’Antropocene, con un richiamo all’a-spetto del limite focalizzando la critica all’antropocentrismo dispotico, con un interessante apertura al Simbiocene di Glenn Albrecht. Si tratta di elementi che testimoniano una consapevolezza della posta in gioco antropologica della crisi ecologica; in questo senso, la vita non viene concepita come dato biologico ma come realtà relazionale che richiede una forma consapevole. Diventa quindi basilare un’integrazione di teoria e prassi che si sviluppa nell’ultima parte dedicata alla cittadinanza ecologica, alla necessità di una mobilitazione e all’introduzione di micro-pratiche trasformative per evitare il rischio dell’astrattezza filosofica. Le indicazioni operative – dalla sobrietà digitale alla pedagogia della risonanza, dagli ambienti misti alla governance dell’IA – radicano il discorso nella concretezza del vivere quotidiano. E tutto questo non può prescindere da una sensibilità ed una specifica attenzione alle giovani generazioni, alla loro eco-ansia reinterpretata non come patologia ma come lucida consapevolezza. È un aspetto importante perché il coinvolgimento di studenti nel processo di elaborazione del Manifesto dimostra una volontà di dialogo intergenerazionale che è parte costitutiva della giustizia ecologica. Ad una prima lettura salta comunque all’occhio la ricchezza dei riferimenti culturali, filosofici, teologici, sociologici e letterari, dimostrando che l’ecologia integrale, nell’interpretazione del Manifesto, richiede l’intera tradizione culturale dell’umanità, non solo la scienza contemporanea.
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